martedì 5 febbraio 2013

Le origini pagane del Carnevale


Il Carnevale è l'adattamento cristiano di antiche usanze pagane quali le feste greche di impronta dionisiaca (feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge);  i lupercali (riti di purificazione del 15 febbraio celebrati dai sacerdoti "luperci") e i saturnali (festa popolare dell'antica Roma in onore di Saturno che nel periodo di svolgimento, tra il 17 e il 23 dicembre, annullava le barriere servili e sociali). Durante i sette giorni di festeggiamenti in onore di Saturno si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati ed il popolo si riuniva in grandi tavolate, a cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali prive di barriere e si mangiava tra lazzi e danze. La gioia sfrenata era il mezzo usato per favorire un raccolto abbondante ed un periodo di benessere e felicità. 
Ma le origini del carnevale vanno ricercate ancora più indietro, in antichi riti legati al rapporto tra uomo e terra, nel periodo in cui i lavori della terra subivano un arresto e la vita sociale si intensificava. Le prime manifestazioni del carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa. Gli Egizi furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita. Ancor prima, secondo alcuni studiosi, in certi rituali agresti dell’antichità, 10.000 anni a.C., uomini e donne usavano dipingersi il viso e il corpo, lasciandosi trasportare dalla danza e dai festeggiamenti. L'uso della maschera che ride era legato alla credenza che la risata, anche se non reale, allontanasse gli spiriti maligni e che con il volto coperto l'uomo, non più legato alla propria umanità, potesse lasciarsi andare ad atti e comportamenti solitamente inusuali o mal tollerati. L'abbandonarsi ad estreme licenze sessuali potrebbe essere riportato agli antichi riti propiziatori che prevedevano l'unione dei corpi sulla nuda terra come omaggio alla Madre Terra, riti radicati soprattutto tra i popoli Celti.
Rimane ancora incerta la radice etimologica del Carnevale: c'è chi la farebbe risalire al "carrus navalis", carri a forma di nave usati a Roma nelle processioni di purificazione; mentre qualcun altro sostiene che la sua origine sia dovuta alla frase latina "carnem levare", a causa di una tradizione medioevale nella quale veniva bandito il consumo della carne dalla dieta. Pertanto veniva allestito un banchetto di "addio alla carne", proprio la sera precedente del mercoledì delle Ceneri, saziandosi fino alla nausea prima dei digiuni quaresimali. 
Dal Quattrocento, il Carnevale sostenne una serie di attacchi repressivi dai moralizzatori dell'epoca. Essi infatti giudicavano troppo "pagani" i riti, i festeggiamenti ed i banchetti che si svolgevano in quel periodo. Erano mal tollerate anche le sagre popolari, talune venivano considerate alquanto rozze, come la festa"dell'asino" e quella dei "folli", con stravaganze oltre ogni accettabile misura per l'epoca.
Nonostante ciò, tale ricorrenza ha continuato sempre a dar vita a nuove forme celebrative, come i combattimenti tra classi diverse di cittadini, o fra circoscrizioni a colpi di sassi e bastoni, da cui se ne deduce l'uso degli attuali manganelli in plastica. Altro modo di manifestare, furono le lotte rituali tra rioni e quartieri di una stessa città, che ritroviamo tutt'oggi nella battaglia delle arance di Ivrea (o tra cittadine diverse). Altra usanza era ed è ancora l'albero della cuccagna un gioco popolare i cui partecipanti devono cercare di prendere dei premi posti in cima ad un palo (in genere i premi sono prosciutti o altri generi alimentari). Solitamente il palo viene ricoperto di grasso o altra sostanza che renda difficile l'arrampicata da parte dei concorrenti. L'albero della cuccagna probabilmente è quanto resta dell'arcaico albero sacro di maggio, spogliato di ogni magia e di ogni significato sacrale, e ridotto a un gioco di destrezza. 
La conclusione del carnevale, fino a qualche decennio fa, e ancora oggi in molte zone d'Italia, era violenta e tragica, racchiusa nel rogo del simulacro del carnevale stesso, usanza risalente ai riti propiziatori di origine contadina, ben augurali per la fecondità della terra, dove il rogo era il passaggio dalla morte alla vita; le ceneri ottenute per mezzo del rogo erano poi seppellite, come fecondo concime sacro per la terra. In altri luoghi il rogo era sostituito da un processo, condanna, morte e funerale del fantoccio del Carnevale che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato mondo di "cuccagna", sia il capro espiatorio dei mali dell'anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso. Usanza che è lo specchio dell'immolazione reale umana prima, animale poi, donata alla Madre Terra per poterne ricevere i frutti all'imminente primavera. La chiesa ha trasferito tutto ciò nel simbolo del Mercoledì delle Ceneri dove la cenere dell'ulivo pasquale dell'anno precedente, cosparso sulla fronte del fedele lo accompagna nel percorso di rinnovamento, di rinascita della Quaresima. Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l'esorcismo della morte.  Lo stretto rapporto esistente tra queste feste e alcuni costumi del carnevale è evidente, anche se ignorato dai più. Quindi il Carnevale rappresenta ciò che resta di antichi riti propiziatori primaverili, in cui si fondono e sono riconoscibili elementi legati al solstizio di primavera (Ostara) e alla Festa di Maggio (Beltane) con il suo palo della cuccagna, la sfrenatezza, l'allegria, i simboli di fertilità, il falò del fantoccio, le maschere, i balli, gli scherzi e l'elezione delle maschere più belle, di un re e di una regina della festa.

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