lunedì 13 gennaio 2014

Anu/Ana/Anna

In Irlanda  Anu, Anna, Anann o Annys, è il nome della Dea nel suo aspetto di Crona, la strega regina dei morti, la sacerdotessa primordiale, chiamata la Anna Nera dei misteri proibiti. Ella è la Signora oscura della saggezza, ha potere sulle tempeste ed è regina dell'Inverno. Con il nome di Ana, era conosciuta invece in Inghilterra come colei che presiedeva alle condizioni atmosferiche. Se la si venerava nel modo a lei più gradito si mostrava benevola, portando bel tempo e vento leggero e dolce. Se invece veniva ignorata faceva infuriare le più tremende bufere, impediva ai marinai di ritrovare la via di casa e faceva sì che i raccolti venissero distrutti. Era quindi vista, in questo caso, come una fanciulla allo stesso tempo seducente ed infida, gentile ma dispettosa, una Dea ardente e capricciosa. Mutevole come l’elemento che le era tanto caro, l’acqua. Ana/Anu è probabilmente l'esito celtico insulare di una dea indoeuropea dell'abbondanza, della cura e del nutrimento, rappresentata a Roma da Anna Perenna (Anna significa “cibo” e Perenna “piena, completa e perfetta”), manifestazione della Luna Piena; presso i Sanniti da Amma Cerealis (Ammaì Keriìaì), ma testimoniata fin nella lontana India, dove compare come Annapurṇa (“piena di cibo”), o Amma (“Madre” nelle lingue dravidiche del Sud dell’India) non a caso anche l’italica Diana ha un nome composto da “Di”, radice sanscrita che indica la luce, e “Ana” che indica abbondanza o nutrimento, "An" in lingua sumera significa "cielo" ciò suggerirebbe che Di-Anna, o Di-Ana significherebbe "Cielo luminoso”, o “Brillante abbondanza”. Per gli ittiti la Dea aveva nome Hannahanna, ed era la Madre di tutti gli dèi, oltre che madre della vergine Mari, il cui nome successivamente divenne Mary/Maria. Anahita, era invece la dea delle acque e della fertilità secondo i persiani, il cui nome vuol dire " colei che viene in soccorso, che sta accanto" ed è costituito dalle componenti accadiche “an” (accanto, per, verso) e “aḫitu” (fianco, lato).

In Italia presso i Marsi e i Peligni dell’Abruzzo e altre popolazioni osco-umbre era Angizia (in latino Angitia o Angita, da “anguis”, serpente; in peligno Anaceta; per i Sanniti era Anagtia). Dea dei serpenti, della guarigione e della magia, suo era il potere e la conoscenza delle erbe curative. Le era attribuito il potere di incantare i serpenti e di guarirne il morso velenoso, capacità attribuite anche alle sue sacerdotesse. Era anche una Dea della fertilità e della Terra, era invocata infatti dalle donne con l'attributo di Keria, voce che richiama il sumero “kur” (terra), accadico “kerû” (terra coltivata, orto) e il latino “Cerere” il cui culto in Roma era abbinato a quello della Terra. Angizia era venerata presso i boschi sacri ed era collegata probabilmente anche con le forze telluriche, con i poteri ctoni, con la profezia e simbolicamente anche con il potere interiore (rappresentati appunto dal serpente). Secondo Servio Angizia era il nome dato alla maga Medea fuggita in Italia dopo che il complotto per avvelenare Teseo fu scoperto. Secondo altri viene associata a Circe, o Kirke, per i romani era Bona Dea. Il culto di Angizia fu sostituito con quello di San Domenico, portato in processione il 1° maggio, a Cocullo e a Villalago, in Abruzzo. La prima fase della festa consiste nella ricerca e nella cattura dei serpenti (tutti rigorosamente non velenosi) che cominciano ad essere raccolti quando inizia a sciogliersi la neve, da persone esperte dette serpari. Queste osservano le stesse tecniche dei serpari antichi anche se allora i rettili venivano posti in recipienti di terracotta, ora in cassette di legno. La festa ha inizio con la folla che incomincia a tirare coi denti la campanella della cappella di San Domenico, all'interno della chiesa omonima. Secondo la tradizione, questa cerimonia servirebbe a proteggere i denti dalle malattie che li potrebbero affliggere. A mezzogiorno inizia la processione della statua del santo ricoperta di serpenti vivi. Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite tradizionalmente, portano sulla testa un cesto contenente cinque pani sacri, questi pani vengono chiamati “Ciambellani”. In memoria di un miracolo che fece San Domenico, i pani sacri vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone. Al termine della festa, i rettili vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari. Mentre un tempo venivano uccisi e mangiati, oggigiorno l’azione è stata sostituita dal consumo di pane intrecciato  con lamelle di mandorle al posto degli occhi e avvolto a ciambella, come un serpente che si morde la coda (ouroboros). Sempre a Roma era Angerona, raffigurata con il dito sulle labbra chiuse, Dea del silenzio, protettrice degli amori segreti, guaritrice dalle malattie cardiache, dal dolore e dalla tristezza. Secondo alcuni legata al periodo invernale e al solstizio (la sua festa veniva infatti celebrata il 21 dicembre “Angeronalia”), In questa interpretazione il suo silenzio indicherebbe la concentrazione e la meditazione, e la sua voce interiore che evoca un potente incantesimo per aiutare il sole a ritrovare la sua forza. Il suo nome potrebbe derivare dalla radice etrusca “ancaru” , ad indicare una "Dea della Morte". Angerona era associata anche alla Dea Ops, o Opi, divinità della fertilità, del grano, della mietitura e dell’abbondanza, e a Tacita Muta, Dea degli inferi, personificazione del silenzio. Nella variante Angeronia, o Diva Angerona rappresenta una Dea della Volontà e della fortuna. In Medio Oriente la Dea sumera della fertilità, dell’amore e della bellezza era In-anna, denominata anche Anunita, per il suo legame con il dio padre Anu. Secondo alcuni studiosi l’irlandese  Anu sarebbe da identificare con la Dea Morrigan, e la Dea Brighid, nomi alternativi e postumi. Morrigan (il cui nome significa “Grande Regina”) sarebbe da identificare anche con il personaggio di Morg-ana del ciclo arturiano, anch’essa legata all’acqua, in quanto Dama del Lago, Signora dell’isola di Avalon,  e probabile versione romanzata e demonizzata di ciò che in origine era una figura divina femminile, iniziatrice di misteri e tessitrice dei destini degli uomini, oltre che dispensatrice di Sovranità. "Anna" infatti è il nome dato alla sorella di Artù, madre di Mordred, negli “Annales Cambriae” (Gli Annali del Galles) di Geoffrey di Monmouth, che compare nella “Vita Merlini”, opera dello stesso autore, come Morgan Le Fay, il cui nome deriva dall’irlandese “Muirgen” che significa “nato dal mare”e dal gallese “Morcant” che significherebbe qualcosa tipo “cerchio del mare” (qui ritorna il legame con l’acqua) e in  “Enfaces Gawain” di Malory come Morgause, che però sembra essere in origine una denominazione territoriale piuttosto che un nome proprio. Sul continente, il Cristianesimo sembra aver assorbito questa antica figura, identificandola con Anna madre di Maria e nonna di Gesù, versioni siriache del Libro di Giacomo si dice che la nonna di Dio non era Anna, ma Dinah, versione semitica di Di-Ana . Dinah era l'antenata delle tribù Dinaite che si stabilirono in Sumeria (Esdra 4:09). Qui si ritrova il suo originario ruolo di Madre fertile e di Nonna (“Nana” in Frigia, Madre del Salvatore), Vecchia Saggia, come la dea Anu irlandese, o la Morgana arturiana. Ma ella è anche Vergine, giovane e libera, splendida come la Dea Ana, Di-Ana, ma anche la Jana/Iana/Juno delle popolazioni italiche, Signora della passaggio, il cui mito venne mascolinizzato e trasformato nel mito di Giano bifronte, oppure i due potrebbero essere fratello e sorella, i due volti divini, quello maschile e quello femminile. 

Quindi si può ritenere che uno dei più antichi nomi della Dea sia stato Anna. Nel caso di Sant’Anna è da notare che il suo personaggio non compare nei testi canonici della Bibbia, ma in testi apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo. Nei testi si dice che era sposata con un sacerdote di nome Gioacchino, la coppia non poteva aver figli, quindi Anna concepì Maria in modo miracoloso e in tarda età. Sant'Anna è invocata come protettrice delle donne incinte, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare. È patrona di molti mestieri legati alle sue funzioni di madre, tra cui i lavandai e le ricamatrici. Nonostante la scarsità di notizie su Sant’Anna, per giunta provenienti non da testi ufficiali, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente che in Occidente. Quasi ogni città ha una chiesa a lei dedicata, spesso edificate su luoghi di culto pagani, legati a Diana, o a Giunone.

Anna Perenna è una divinità di cui poco si conosce e quel poco è avvolto nel mistero. Per alcuni avrebbe un origine etrusca, per altri molto più antica. Anna Perenna si offre agli occhi moderni di una civiltà ormai disincantata come una sorta di befana arcaica che ci appare come ciò che resta della incarnazione di Annapurna, la Grande Madre. “Annapurna” significa «piena di cibo», colei che nutre, epiteto che si legò nei secoli sia alla Diana di Efeso dalle mille mammelle che alla Vergine Maria, poi dichiarata «Theotokos» (generatrice di Dio, non solo di un uomo) proprio ad Efeso, perché generò il Pane di Vita, il Cristo che offrì Se stesso all’umanità da redimere. È probabile però che nei secoli il significato reale, vivo e teologico, di Anna Perenna sia andato mano a mano dissolvendosi, e che il popolo romano abbia unito l’idea di avere una dea che nutriva e che si occupava dell’intero ciclo dell’anno con l’etimologia di «annus», facendo di lei una divinità dell'anno ritornante: durante la sua festa ci si augurava a vicenda di «annare perannareque commode», di passare un buon anno fino alla fine, ciò la collega anche alla figura di Jana, come custode delle porte dell’anno, era anche legata alla Luna Piena e i suoi culti si svolgevano di notte con danze nei boschi sacri, similmente al culto tributato a Diana. L’altra etimologia “amnis perennis” (in latino “onde perenni”) ne fanno anche una divinità delle acque, venerata in una fonte di Roma. In qualunque modo sia giunta nel Lazio, questa divinità testimonia la presenza della Dea Madre in tempi arcaici, quando il suo culto legato alla terra e alla fertilità era sentito e onorato anche in Italia. E’ probabile che il suo legame con l’acqua sia riconducibile all’antico culto femminile di Anna Perenna, le cui Sacerdotesse venivano chiamate Ninfe e i cui Misteri sono tuttora celati.

“Anna Perenna la vecchia che nutre con ciò che ella stessa dona e preserva la vita,
Anna Perenna che dà inizio al periodo della semina e del raccolto, che come la luna regola il ciclo dell’anno, che per gli etruschi era divinità che incarnava la Terra.”

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